Ricordi
I giochi di una volta, e quello che è arrivato fino a oggi
Bastavano un cortile, un gessetto e una voce che chiamava dalla finestra quando era pronta la cena. I giochi di una volta non costavano niente e duravano interi pomeriggi. Alcuni sono spariti con le strade piene di macchine. Uno, il più semplice di tutti, si gioca ancora in ogni casa.
I giochi di una volta, in un elenco
Chi è stato bambino negli anni Cinquanta, Sessanta o Settanta li riconosce al volo: nascondino, un due tre stella, mosca cieca, la campana, ruba bandiera, strega comanda color, il telefono senza fili, le biglie sulla spiaggia, e acqua, fuochino, fuoco. Avevano tutti una cosa in comune: non serviva comprare niente. Bastavano gli altri bambini.
Il cortile, il palazzo, la piazza
Il campo da gioco era il cortile del palazzo, la piazza del paese, il prato dietro la chiesa. Si scendeva dopo i compiti e si risaliva quando qualcuno, dall’alto, gridava un nome.
Nascondino era il re. Uno contava con la faccia contro il muro, gli altri sparivano dietro le macchine parcheggiate, nelle cantine, sotto le scale. E poi quel grido liberatorio: «Tana libera tutti!».
Un, due, tre, stella! era una prova di nervi. Chi stava sotto voltava le spalle, diceva la formula e si girava di scatto. Chi veniva visto muoversi tornava indietro. I più furbi avanzavano di un passo solo, ma ogni volta.
La campana si disegnava con un gessetto rubato alla maestra: i riquadri numerati, un sassolino da lanciare, un piede solo per saltare. Ruba bandiera chiedeva due squadre, un fazzoletto e qualcuno che chiamasse i numeri. Mosca cieca si giocava con una sciarpa sugli occhi, cercando di riconoscere gli amici al tatto.
E d’estate c’erano le biglie: le piste scavate nella sabbia, con le curve paraboliche e i tunnel, e le biglie con dentro le facce dei ciclisti. Chi aveva quella del campione la custodiva come una reliquia.
Il gioco che non è mai sparito
Molti di questi giochi avevano bisogno di spazio, di tanti bambini e di strade tranquille. Quando i cortili si sono riempiti di macchine, sono diventati più rari.
Uno invece è rimasto in ogni casa: acqua, fuochino, fuoco. Qualcuno nasconde un oggetto, gli altri lo cercano, e l’unico aiuto è la temperatura. «Acqua» quando si va dalla parte sbagliata, «fuochino» quando ci si avvicina, «fuoco!» quando l’oggetto è lì.
È sopravvissuto perché non chiede niente. Si gioca in salotto, in cucina, in camera da letto. Si gioca a tre anni e a novant’anni. Si gioca anche in due. E si gioca con la voce, che è il giocattolo più antico che abbiamo.
Dall’oggetto alla parola
C’è poi un modo di giocarlo che in tante famiglie si faceva già: nascondere una parola invece di un oggetto. Uno pensa a una parola, gli altri ne propongono altre, e la risposta è sempre la stessa, acqua, fuochino o fuoco, solo che adesso conta il significato.
Oggi quel gioco esiste anche sul telefono: una parola segreta al giorno, uguale per tutti, e a ogni tentativo una temperatura. Con una parola di una volta, trottola, potrebbe andare così (i gradi sono un esempio):
- computer3 °Cgelido: un altro secolo
- legno40 °Ctiepido: di cosa era fatta
- giostra63 °Ccaldo: anche lei gira
- girotondo71 °Cbollente
- spago84 °Cbollente: la si lanciava così
- trottolaTrovata!
Guarda giostra: è tutta un’altra cosa, grande e piena di gente, eppure scalda, perché tutte e due girano. È lo stesso ragionamento del cortile: non conta come è fatta una parola, conta quanto si avvicina.
Le regole complete, con qualche trucco, sono in acqua, fuochino, fuoco con le parole.
Come passarli ai nipoti
I giochi di una volta non si insegnano spiegandoli. Si insegnano giocandoli. Qualche idea per chi ha nipoti in età da cortile:
- Uno alla volta. A ogni visita un gioco nuovo, presentato come un segreto: «Ai miei tempi si giocava così».
- Con le regole di casa. Ogni famiglia aveva le sue varianti. Raccontarle fa parte del gioco.
- Anche dentro casa. Nascondino e acqua, fuochino, fuoco funzionano benissimo anche in un appartamento piccolo. Per una caccia al tesoro completa c’è la guida alla caccia al tesoro in casa.
- La Festa dei nonni. Il 2 ottobre è la Festa dei nonni, e capita spesso che i bambini tornino da scuola con qualche domanda sui giochi di una volta. È il momento perfetto per far vedere come si gioca a campana.
Perché ci mancano
Forse non ci mancano davvero i giochi. Ci manca il tempo che avevano intorno: i pomeriggi lunghi, le madri alla finestra, nessuno che guardava l’orologio. Ma qualcosa si può ritrovare. Un gioco a voce in macchina, una caccia al tesoro in salotto, una parola nascosta da cercare a voce, a tavola.
Per altre idee da fare con i più piccoli di casa, leggi i giochi da fare con i nonni.
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